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        <title>ProRinnovabili - approfondimento_domenicale</title>
        <description>Portale di informazione sulle energie rinnovabili</description>
        <link>http://prorinnovabili.blogspirit.com/approfondimento_domenicale/</link>
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                <title>Produrre più energia o risparmiare nei consumi energetici?</title>
                <link>http://prorinnovabili.blogspirit.com/archive/2005/11/04/produrre-piu-energia-o-risparmiare-nei-consumi-energetici.html</link>
                <author>noreply@blogspirit.com (Lorenzo SPADONI)</author>
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                                                <pubDate>Sun, 04 Dec 2005 07:35:00 +0100</pubDate>
                <description>
                    &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Quando ci troviamo di fronte ad una carenza di beni le possibili soluzioni sono due: o riduciamo i consumi od aumentiamo le entrate; se il prezzo delle banane va alle stelle, possiamo rinunciare al fragrante frutto oppure cercare un secondo lavoro per gustare la macedonia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Anche nel settore dell’energia la scelta è la stessa: a fronte dell’iperbolico aumento del prezzo dei combustibili fossili, possiamo rinunciare a qualcosa oppure lavorare di più per continuare ad acquistare le stesse quote d’energia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ad essere più precisi, bisogna considerare che il petrolio è in via d’esaurimento (40 anni circa) e quindi – tornando in metafora – già sappiamo che dovremo, in futuro, rinunciare alle banane: tanto varrebbe iniziare a considerare una macedonia di fragole e mele, che non è certo da buttar via.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Uno dei principali dibattiti del mondo ambientalista verte proprio su questo dilemma: &lt;i&gt;&lt;b&gt;ridurre i consumi energetici od aumentare la produzione?&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;center&quot;&gt;[&lt;a href=&quot;http://www.disinformazione.info/risparmiarenergia.htm#_ftn1&quot;&gt;leggi l'intero articolo @ Disinformazione.It&lt;/a&gt;]&lt;/div&gt;
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                <title>TRATTAMENTO DELLA BIOMASSA</title>
                <link>http://prorinnovabili.blogspirit.com/archive/2005/11/27/trattamento-della-biomassa.html</link>
                <author>noreply@blogspirit.com (Lorenzo SPADONI)</author>
                                                <category>Approfondimento Domenicale</category>
                                                <pubDate>Sun, 27 Nov 2005 08:30:00 +0100</pubDate>
                <description>
                    &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;L’obiettivo della tesi ha riguardato l'ottimizzazione del trattamento di &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Biomassa&quot;&gt;biomassa&lt;/a&gt; con &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Steam_explosion&quot;&gt;Steam Explosion&lt;/a&gt; al fine di migliorare il recupero delle frazioni e poter procedere alla loro valorizzazione come substrati per la produzione di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Biofuels&quot;&gt;biofuels&lt;/a&gt;, materiali plastici e chemicals. La biomassa in esame è costituita dai gambi del mais, interessante in quanto trattasi di un residuo di un prodotto agricolo ampiamente diffuso sul territorio con potenzialità di impiego anche in settori energetici. Su di essa e sui prodotti derivati è stata eseguita la caratterizzazione chimico-fisica. I trattamenti di SE sono stati eseguiti mediante il &lt;a href=&quot;http://www.ing.unian.it/strutture/idra/old/Capitolo4.pdf&quot;&gt;reattore batch&lt;/a&gt; da 10 litri capace di processare circa 1 kg di biomassa umida per ciclo; i parametri esaminati sono stati la temperatura del processo e il grado di pre-impregnazione con &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Acido_solforico&quot;&gt;acido solforico&lt;/a&gt; aggiunto per catalizzare le reazioni di &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Idrolisi&quot;&gt;idrolisi&lt;/a&gt;. L'ottimizzazione del trattamento è stata eseguita elaborando un piano sperimentale di esecuzione delle prove per mezzo dell'applicativo informatico &lt;a href=&quot;http://www.isixsigma.com/tt/doe/&quot;&gt;DOE (Design Of Experiments)&lt;/a&gt;. Sono stati elaborati i risultati da un punto di vista statistico, determinando le relazioni che intercorrono tra il risultato dell'esperimento e le variabili introdotte. Così facendo sono state determinate le condizioni operative ottimali per il miglior recupero dei costituenti ottenuti dal frazionamento del materiale trattato. &lt;b&gt;[RC:0df7fb3d]&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;autore: &lt;a href=&quot;mailto:larovince@yahoo.it&quot;&gt;Vincenzo Larocca&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://prorinnovabili.blogspirit.com/files/tesi_larocca.doc&quot;&gt;Scarica la tesi&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
                </description>
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                <guid isPermaLink="true">http://prorinnovabili.blogspirit.com/archive/2005/11/20/se-la-lobby-europea-dell-atomo-s-inventa-il-nucleare-ecologi.html</guid>
                <title>Se la lobby europea dell'atomo s'inventa il nucleare ecologico.....</title>
                <link>http://prorinnovabili.blogspirit.com/archive/2005/11/20/se-la-lobby-europea-dell-atomo-s-inventa-il-nucleare-ecologi.html</link>
                <author>noreply@blogspirit.com (Lorenzo SPADONI)</author>
                                                <category>Approfondimento Domenicale</category>
                                                <pubDate>Sun, 20 Nov 2005 08:30:00 +0100</pubDate>
                <description>
                    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;div align=&quot;right&quot;&gt;Fonte: www.liberazione.it&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;«Who is Lorenzo Cesa?». Tutto comincia con la domanda della collega inglese che mi prende di sorpresa mentre analizza i risultati del vertice Europeo di Hampton Court, sbandierato dalla presidenza britannica come il momento del rilancio dell'iniziativa europea dopo la battuta d'arresto di giugno quando non si riuscì a trovare un accordo sul bilancio dell'Ue. Vengo così a sapere che Cesa è l'unico italiano che ha firmato il manifesto dell'industria nucleare. Ringrazio la collega per l'informazione, e decido di approfondire la questione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://italy.peacelink.org/ecologia/articles/art_13486.html&quot;&gt;continua a leggere l'articolo&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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                <guid isPermaLink="true">http://prorinnovabili.blogspirit.com/archive/2005/11/27/dossier-rigassificatore-a-taranto.html</guid>
                <title>DOSSIER RIGASSIFICATORE A TARANTO</title>
                <link>http://prorinnovabili.blogspirit.com/archive/2005/11/27/dossier-rigassificatore-a-taranto.html</link>
                <author>noreply@blogspirit.com (Lorenzo SPADONI)</author>
                                                <category>Approfondimento Domenicale</category>
                                                <pubDate>Sun, 20 Nov 2005 06:55:00 +0100</pubDate>
                <description>
                    &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;Il gas stoccato nel rigassificatore è il GPL?&lt;/font&gt; NO, E’ il GNL. Il gas GNL (Gas Naturale Liquido) non va confuso con il GPL (Gas di Petrolio Liquefatto) che viene portato allo stato liquido con un processo di compressione.&lt;br /&gt; &lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;Il GNL è gas compresso?&lt;/font&gt; NO. Il GNL giunge a pressione atmosferica tramite navi gasiere come gas naturale viene liquefatto (GNL) a - 161°C. Il gas metano liquido viene poi riconvertito allo stato gassoso negli impianti di rigassificazione.&lt;br /&gt; &lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;Il metano è infiammabile?&lt;/font&gt; SI’. Il metano è molto più leggero dell'aria e può formare facilmente miscele infiammabili&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt; &lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;b&gt;Aspetti positivi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;Il metano del rigassificatore è tossico?&lt;/font&gt; NO. Il metano non è tossico e non produce inquinamento in città. Solo in casa può essere pericoloso: essendo irrespirabile può causare asfissia qualora la sua concentrazione in aria riduca a valori troppo bassi il tenore di ossigeno per la respirazione.&lt;br /&gt; &lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;Un rigassificatore è utile?&lt;/font&gt; SI’. E’ utile per incrementare la capacità italiana di importare gas, diversificando le fonti.&lt;br /&gt; &lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt;    //&lt;![CDATA[ -- D([&quot;mb&quot;,&quot;&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;Il valore aggiunto di un insediamento di questo tipo sta nellarncosiddetta ”catena del freddo”. Infatti nel processo di rigassificazionernviene restituita energia criogena (ossia che produce il freddo) ad unarntemperatura di  160 gradi. Essa può essere utilizzata dall’industriarndella surgelazione, per l’alimentazione dei magazzini frigoriferi, per larnproduzione di azoto liquido, per la liofilizzazione e polverizzazione nelrnsettore farmaceutico ed alimentare, per l’industria microelettronica chernproduce ad esempio i superconduttori.&lt;br&gt;&lt;br&gt;rn&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#008000&quot;&gt;Il rigassificatore può offrire metano arnprezzi competitivi?&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;&lt;font size=&quot;6&quot; color=&quot;#FF0000&quot;&gt;SI’&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;L’impianto offrirebbe grande disponibilità a prezzirnvantaggiosi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;rn&lt;br&gt;rn&lt;font size=&quot;6&quot; color=&quot;#000080&quot;&gt;Aspetti negativi&lt;br&gt;&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#008000&quot;&gt;Il rigassificatore crea molternopportunità di lavoro all’interno dell’impianto?&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;&lt;font size=&quot;6&quot; color=&quot;#FF0000&quot;&gt;NO&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;Gli addetti all’impianto sarebbero meno di cento, anche se nellarnfase di costruzione sarebbero un migliaio. Le opportunità di lavorornstabile si concentrerebbero nell’indotto della “catena del freddo”, marnciò è legato alla capacità imprenditoriale di sfruttare talernopportunità.&lt;br&gt;&lt;br&gt;rn&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#008000&quot;&gt;Il rigassificatore sarebbe un’occasione dirnsviluppo per il porto?&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;&lt;font size=&quot;6&quot; color=&quot;#FF0000&quot;&gt;NO&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;Le navi-cisterna (gasiere) sono estremamente pericolose e il lororntransito richiede il blocco del traffico portuale civile e militare inrnun’area di rispetto molto ampia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;rn&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#008000&quot;&gt;Il rigassificatore ha un impatto positivornsulla pesca?&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;&lt;font size=&quot;6&quot; color=&quot;#FF0000&quot;&gt;NO&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;Il raffreddamento delle acque circostanti altererebbe l’ambienternmarino, già alterato dall’eccessivo riscaldamento dell’acqua provocatorndall’immissione delle acque di raffreddamento degli impianti Ilva. Larnmescolanza fra acque calde e fredde andrebbe studiata al fine di valutarernil possibile impatto sull’habitat marino. L’”effetto compensazione”,rninfatti, sarebbe frutto di una sorta di “doccia scozzese”. Farà bene allarnflora e alla fauna marina?&quot;,1] );  //--&gt; //]]&gt;    &lt;/script&gt;&lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;Il rigassificatore può sviluppare un indotto economico?&lt;/font&gt; SI’. Il valore aggiunto di un insediamento di questo tipo sta nella cosiddetta ”catena del freddo”. Infatti nel processo di rigassificazione viene restituita energia criogena (ossia che produce il freddo) ad una temperatura di 160 gradi. Essa può essere utilizzata dall’industria della surgelazione, per l’alimentazione dei magazzini frigoriferi, per la produzione di azoto liquido, per la liofilizzazione e polverizzazione nel settore farmaceutico ed alimentare, per l’industria microelettronica che produce ad esempio i superconduttori.&lt;br /&gt; &lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;Il rigassificatore può offrire metano a prezzi competitivi?&lt;/font&gt; SI’. L’impianto offrirebbe grande disponibilità a prezzi vantaggiosi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt; &lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;b&gt;Aspetti negativi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;Il rigassificatore crea molte opportunità di lavoro all’interno dell’impianto?&lt;/font&gt; NO. Gli addetti all’impianto sarebbero meno di cento, anche se nella fase di costruzione sarebbero un migliaio. Le opportunità di lavoro stabile si concentrerebbero nell’indotto della “catena del freddo”, ma ciò è legato alla capacità imprenditoriale di sfruttare tale opportunità.&lt;br /&gt; &lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;Il rigassificatore sarebbe un’occasione di sviluppo per il porto?&lt;/font&gt; NO. Le navi-cisterna (gasiere) sono estremamente pericolose e il loro transito richiede il blocco del traffico portuale civile e militare in un’area di rispetto molto ampia.&lt;br /&gt; &lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;Il rigassificatore ha un impatto positivo sulla pesca?&lt;/font&gt; NO. Il raffreddamento delle acque circostanti altererebbe l’ambiente marino, già alterato dall’eccessivo riscaldamento dell’acqua provocato dall’immissione delle acque di raffreddamento degli impianti Ilva. La mescolanza fra acque calde e fredde andrebbe studiata al fine di valutare il possibile impatto sull’habitat marino. L’”effetto compensazione”, infatti, sarebbe frutto di una sorta di “doccia scozzese”. Farà bene alla flora e alla fauna marina? &lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt;    //&lt;![CDATA[ &lt;!-- D([&quot;mb&quot;,&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;rn&lt;br&gt;rn&lt;font size=&quot;6&quot; color=&quot;#000080&quot;&gt;I rischi&lt;br&gt;&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#008000&quot;&gt;È un impianto che producerninquinamento?&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;&lt;font size=&quot;6&quot; color=&quot;#FF0000&quot;&gt;NO&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;Il rigassificatore non ha un impatto inquinante che possa generarernpreoccupazione. Non è un impianto di produzione e non genera emissionirninquinanti in atmosfera. Il metano non è tossico.&lt;br&gt;&lt;br&gt;rn&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#008000&quot;&gt;È un impianto a rischio di incidenternrilevante?&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;&lt;font size=&quot;6&quot; color=&quot;#FF0000&quot;&gt;SI’&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;L’impianto è però sottoposto alla direttiva Seveso per le attivitàrna rischio di incidente rilevante. Il pericolo risiede nelle enormirnquantità di gas stoccate. Altri rischi derivano dal transito delle navirnche trasportano gas (navi gasiere).&lt;br&gt;&lt;br&gt;rn&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#008000&quot;&gt;Le navi gasiere possono prendere fuoco?&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;&lt;font size=&quot;6&quot; color=&quot;#FF0000&quot;&gt;SI’&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;E’ capitato già altre volte che sia divampato un incendio nellarnsala macchine. In questi casi c’è un pericolo concreto di incidenternrilevante, in considerazione del fatto che le navi gasiere possono esserernlunghe trecento metri e trasportare anche 140 mila tonnellate di gasrnmetano liquefatto.&lt;br&gt;&lt;br&gt;rn&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#008000&quot;&gt;Un rigassificatore può sorgere vicino ad unarncittà?&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;&lt;font size=&quot;6&quot; color=&quot;#FF0000&quot;&gt;NO&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;Il rischio di incidente rilevante non consente una collocazionernche metta in pericolo la vita della popolazione urbana. Autorevoli studirnscientifici consigliano la collocazione dei terminal di rigassificazionernin porti industriali distanti e separati da quelli commerciali ernturistici.&lt;br&gt;&lt;br&gt;rn&lt;br&gt;rn&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#008000&quot;&gt;Un rigassificatore può sorgere vicino adrnimpianti a rischio di incidente rilevante?&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;&lt;font size=&quot;6&quot; color=&quot;#FF0000&quot;&gt;NO&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;Si creerebbe infatti un “effetto domino” e un incidente rilevanternal rigassificatore potrebbe coinvolgere gli altri impianti. Viceversa unrnincidente rilevante agli impianti ad alto rischio vicini potrebberntrasmettersi al rigassificatore. La direttiva Seveso, con i suoirnaggiornamenti, impone misure di particolare cautela per evitarernl’“effetto domino”. &quot;,1] );  //--&gt; //]]&gt;    &lt;/script&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;br /&gt; &lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;b&gt;I rischi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;È un impianto che produce inquinamento?&lt;/font&gt; NO. Il rigassificatore non ha un impatto inquinante che possa generare preoccupazione. Non è un impianto di produzione e non genera emissioni inquinanti in atmosfera. Il metano non è tossico.&lt;br /&gt; &lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;È un impianto a rischio di incidente rilevante?&lt;/font&gt; SI’. L’impianto è però sottoposto alla direttiva Seveso per le attività a rischio di incidente rilevante. Il pericolo risiede nelle enormi quantità di gas stoccate. Altri rischi derivano dal transito delle navi che trasportano gas (navi gasiere).&lt;br /&gt; &lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;Le navi gasiere possono prendere fuoco?&lt;/font&gt; SI’. E’ capitato già altre volte che sia divampato un incendio nella sala macchine. In questi casi c’è un pericolo concreto di incidente rilevante, in considerazione del fatto che le navi gasiere possono essere lunghe trecento metri e trasportare anche 140 mila tonnellate di gas metano liquefatto.&lt;br /&gt; &lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;Un rigassificatore può sorgere vicino ad una città?&lt;/font&gt; NO. Il rischio di incidente rilevante non consente una collocazione che metta in pericolo la vita della popolazione urbana. Autorevoli studi scientifici consigliano la collocazione dei terminal di rigassificazione in porti industriali distanti e separati da quelli commerciali e turistici.&lt;br /&gt; &lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;Un rigassificatore può sorgere vicino ad impianti a rischio di incidente rilevante?&lt;/font&gt; NO. Si creerebbe infatti un “effetto domino” e un incidente rilevante al rigassificatore potrebbe coinvolgere gli altri impianti. Viceversa un incidente rilevante agli impianti ad alto rischio vicini potrebbe trasmettersi al rigassificatore. La direttiva Seveso, con i suoi aggiornamenti, impone misure di particolare cautela per evitare l’“effetto domino”. &lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt;    //&lt;![CDATA[ &lt;!-- D([&quot;mb&quot;,&quot;&lt;br&gt;rn &lt;br&gt;rn&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#008000&quot;&gt;A Taranto vi sono altri impianti sottopostirnalla direttiva Seveso? &lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;&lt;font size=&quot;6&quot; color=&quot;#FF0000&quot;&gt;SI’&lt;br&gt;rn&lt;/font&gt;Essi sono 10:&lt;br&gt;rnItaliana Carburanti spa (deposito oli minerali)&lt;br&gt;rnEnipower spa (Centrale termoelettrica)&lt;br&gt;rnIncalgal (deposito di gas liquefatti)&lt;br&gt;rnItalesplosivi spa (produzione e/o deposito di esplosivi)&lt;br&gt;rnISE srl (Produzione e/o deposito di gas tecnici)&lt;br&gt;rnBasile Petroli spa (Deposito di oli minerali)&lt;br&gt;rnILVA Laminati piani spa  (Acciaierie e impianti metallurgici)&lt;br&gt;rnAgip Petroli/Agip Gas (Deposito di gas liquefatti)&lt;br&gt;rnAgip Petroli spa (Raffinazione petrolio) &lt;br&gt;rnAgip Petroli spa (Deposito di oli minerali)&lt;br&gt;&lt;br&gt;rn&lt;br&gt;rn&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#0000FF&quot;&gt;Dossier a cura dirnTarantosociale&lt;/font&gt;&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#008000&quot;&gt;rn&lt;/font&gt;&lt;a href=&quot;http://www.tarantosociale.org/&quot; target=&quot;_blank&quot; onclick=&quot;return top.js.OpenExtLink(window,event,this)&quot;&gt;rn&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#0000FF&quot;&gt;&lt;u&gt;www.tarantosociale.org&lt;br&gt;rn&lt;/u&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;rnrnrnrn--rnMailing list Ecologia dell'associazione PeaceLink.rnPer ISCRIZIONI/CANCELLAZIONI: &lt;a href=&quot;http://www.peacelink.it/mailing_admin.html&quot; target=&quot;_blank&quot; onclick=&quot;return top.js.OpenExtLink(window,event,this)&quot;&gt;http://www.peacelink.it&lt;WBR&gt;/mailing_admin.html&lt;/a&gt;rnArchivio messaggi: &lt;a href=&quot;http://www.peacelink.it/webgate/ecologia/maillist.html&quot; target=&quot;_blank&quot; onclick=&quot;return top.js.OpenExtLink(window,event,this)&quot;&gt;http://www.peacelink.it&lt;WBR&gt;/webgate/ecologia/maillist.html&lt;/a&gt;rnArea tematica collegata: &lt;a href=&quot;http://italy.peacelink.org/ecologia&quot; target=&quot;_blank&quot; onclick=&quot;return top.js.OpenExtLink(window,event,this)&quot;&gt;http://italy.peacelink.org&lt;WBR&gt;/ecologia&lt;/a&gt;rnSi sottintende l'accettazione della Policy Generale:rn&lt;a href=&quot;http://www.peacelink.it/associazione/html/policy_generale.html&quot; target=&quot;_blank&quot; onclick=&quot;return top.js.OpenExtLink(window,event,this)&quot;&gt;http://www.peacelink.it&lt;WBR&gt;/associazione/html/policy&lt;WBR&gt;_generale.html&lt;/a&gt;rnrn&quot;,0] );  //--&gt; //]]&gt;    &lt;/script&gt;&lt;br /&gt; &lt;font color=&quot;#FF0000&quot;&gt;A Taranto vi sono altri impianti sottoposti alla direttiva Seveso?&lt;/font&gt; SI’. Essi sono 10:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;ul&gt; &lt;li&gt;Italiana Carburanti spa (deposito oli minerali)&lt;/li&gt; &lt;li&gt;Enipower spa (Centrale termoelettrica)&lt;/li&gt; &lt;li&gt;Incalgal (deposito di gas liquefatti)&lt;/li&gt; &lt;li&gt;Italesplosivi spa (produzione e/o deposito di esplosivi)&lt;/li&gt; &lt;li&gt;ISE srl (Produzione e/o deposito di gas tecnici)&lt;/li&gt; &lt;li&gt;Basile Petroli spa (Deposito di oli minerali)&lt;/li&gt; &lt;li&gt;ILVA Laminati piani spa (Acciaierie e impianti metallurgici)&lt;/li&gt; &lt;li&gt;Agip Petroli/Agip Gas (Deposito di gas liquefatti)&lt;/li&gt; &lt;li&gt;Agip Petroli spa (Raffinazione petrolio)&lt;/li&gt; &lt;li&gt;Agip Petroli spa (Deposito di oli minerali)&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt; &lt;div align=&quot;right&quot;&gt;Dossier a cura di Tarantosociale &lt;a href=&quot;http://www.tarantosociale.org/&quot; target=&quot;_blank&quot; onclick=&quot;return top.js.OpenExtLink(window,event,this)&quot;&gt;www.tarantosociale.org&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
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                <guid isPermaLink="true">http://prorinnovabili.blogspirit.com/archive/2005/11/13/l´annuncio-di-guarguaglini-si-riparte-con-il-nucleare-ansald.html</guid>
                <title>L´annuncio di Guarguaglini: &quot;Si riparte con il nucleare&quot; Ansaldo 2005, ritorno al futuro</title>
                <link>http://prorinnovabili.blogspirit.com/archive/2005/11/13/l´annuncio-di-guarguaglini-si-riparte-con-il-nucleare-ansald.html</link>
                <author>noreply@blogspirit.com (Lorenzo SPADONI)</author>
                                                <category>Approfondimento Domenicale</category>
                                                <pubDate>Sun, 13 Nov 2005 08:55:00 +0100</pubDate>
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                    &lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;b&gt;Scajola: &quot;Il referendum è stato un errore, quella scelta ci costa ancora oggi moltissimo&quot;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt; Dopo diciotto anni il termine &quot;nucleare&quot; esce dall´ombra nella quale l´aveva costretto il referendum del 1987 e torna a campeggiare nel marchio di una società. Anzi: della sua società. Dal 1° novembre rinasce infatti Ansaldo Nucleare, società Finmeccanica con una paio di centinaia di dipendenti e un capitale sociale &quot;il più esiguo possibile&quot;, come tiene a sottolineare lo stesso presidente della capogruppo, Pierfrancesco Guarguaglini. Il quale getta acqua sul fuoco («È poco più di un cambio di maglia, gli stessi tecnici che oggi fanno parte della divisione nucleare di Ansaldo Energia si potranno presentare come rappresentanti di una società per azioni dal nome storico»), ma inutilmente: vicino a lui c´è il ministro della Attività Produttive, Claudio Scajola, che invece sul nucleare punta molto. E non perde l´occasione di riaffermare con forza le sue convinzioni: «Il referendum sul nucleare è stata una scelta errata - afferma - : si scelse di fuggire, fu l´abdicazione della politica al compito di indicare le prospettive a lungo termine. Eravamo i secondi al mondo come tecnologia e come produzione. Quella scelta ci costò moltissimo: se avessimo proseguito su quella strada avremmo sviluppato un grande settore industriale e oggi potremmo avere energia a costi del 30% inferiori a quelli attuali».&lt;br /&gt; Non è senza significato il fatto che la nuova società abbia sede centrale a Genova. Il capoluogo ligure fino alla metà degli anni Ottanta è stato la capitale del nucleare. Tornerà ad esserlo? Scajola non ha dubbi, Guarguaglini fa lo gnorri, il presidente della Regione Claudio Burlando nicchia: «Certo a Genova il nucleare ha una grande tradizione - dice - Il palazzone al fianco della Fiera, che ora ospiterà un albergo, i genovesi lo chiamano ancora Palazzo Nira come ai tempi in cui c´erano gli uffici del settore. Che Ansaldo Nucleare possa operare all´estero per non perdere know how e mercato mi sembra una scelta doverosa».&lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt;    //&lt;![CDATA[ &lt;!-- D([&quot;mb&quot;,&quot;&lt;br&gt;rnIn realtà il nucleare di Ansaldo si è ridotto ma non è mai stato completamente abbandonato. Anche dopo lo smantellamento della struttura industriale nucleare, sulla quale l´allora amministratore delegato Giovanni Gambardella aveva puntato tutte le carte produttive, è rimasto un nucleo composto da circa 180 tecnici che opera ancora nel settore. Lavora per esempio in Romania, in Francia, ha buone prospettive per partecipare allo &amp;quot;spegnimento&amp;quot; dei sottomarini nucleari in Russia. Ma per Scajola la nascita di Ansaldo Nucleare va più in là della semplice ingegneria societaria: è l´indicazione di una rinnovata &amp;quot;via italiana al nucleare&amp;quot; che secondo il ministro è una strada obbligata: «L´obiettivo del governo - spiega Scajola - è cambiare il mix per la produzione di energia elettrica, oggi tutta affidata al petrolio, unendo il gas e il carbone pulito. Puntiamo anche sulle energie alternative: il bando sul solare è stato un successo, in dieci giorni abbiamo avuto 3.500 domande, prossimamente faremo il bando anche sull´eolico. Ma dobbiamo entrare nel nucleare, riacquisire le competenze che abbiamo perso».&lt;br&gt;rnNel settore energetico Finmeccanica punta sul nuovo accordo tra Ansaldo Energia e Siemens: un´intesa grazie alla quale Ansaldo Energia potrà continuare a produrre senza limiti di tempo e senza il riconoscimento di royalty tutti i tipi di macchine costruiti fino a oggi. Ansaldo Energia, ha detto Guarguaglini, stima 800 milioni di ricavi nel 2005, 1.100 milioni nel 2008 e 1.200 milioni nel 2012. Le previsioni indicano la progressiva diminuzione delle quote derivanti da manifattura e impianti e l´aumento dei ricavi nel comparto service e nel nucleare, che nel 2012 peseranno rispettivamente per il 38% e per il 9%. L´accordo con Siemens, ha aggiunto Guarguaglini, consente anche di adeguare tecnologicamente le macchine esistenti, di cooperare caso per caso con Siemens, di diventare leader nel settore del service tra gli operatori indipendenti. La costituzione di «Ansaldo Nucleare» ha un valore di portata storica per il futuro industriale ed economico di Genova - ha dichiarato il sottosegretario agli Affari Regionali Alberto Gagliardi - e restituisce a Genova il primato di capitale dell´industria nucleare italiana, fatto di lavoro, ricerca, tecnologia e innovazione». &quot;,1] );  //--&gt; //]]&gt;    &lt;/script&gt;&lt;br /&gt; In realtà il nucleare di Ansaldo si è ridotto ma non è mai stato completamente abbandonato. Anche dopo lo smantellamento della struttura industriale nucleare, sulla quale l´allora amministratore delegato Giovanni Gambardella aveva puntato tutte le carte produttive, è rimasto un nucleo composto da circa 180 tecnici che opera ancora nel settore. Lavora per esempio in Romania, in Francia, ha buone prospettive per partecipare allo &quot;spegnimento&quot; dei sottomarini nucleari in Russia. Ma per Scajola la nascita di Ansaldo Nucleare va più in là della semplice ingegneria societaria: è l´indicazione di una rinnovata &quot;via italiana al nucleare&quot; che secondo il ministro è una strada obbligata: «L´obiettivo del governo - spiega Scajola - è cambiare il mix per la produzione di energia elettrica, oggi tutta affidata al petrolio, unendo il gas e il carbone pulito. Puntiamo anche sulle energie alternative: il bando sul solare è stato un successo, in dieci giorni abbiamo avuto 3.500 domande, prossimamente faremo il bando anche sull´eolico. Ma dobbiamo entrare nel nucleare, riacquisire le competenze che abbiamo perso».&lt;br /&gt; Nel settore energetico Finmeccanica punta sul nuovo accordo tra Ansaldo Energia e Siemens: un´intesa grazie alla quale Ansaldo Energia potrà continuare a produrre senza limiti di tempo e senza il riconoscimento di royalty tutti i tipi di macchine costruiti fino a oggi. Ansaldo Energia, ha detto Guarguaglini, stima 800 milioni di ricavi nel 2005, 1.100 milioni nel 2008 e 1.200 milioni nel 2012. Le previsioni indicano la progressiva diminuzione delle quote derivanti da manifattura e impianti e l´aumento dei ricavi nel comparto service e nel nucleare, che nel 2012 peseranno rispettivamente per il 38% e per il 9%. L´accordo con Siemens, ha aggiunto Guarguaglini, consente anche di adeguare tecnologicamente le macchine esistenti, di cooperare caso per caso con Siemens, di diventare leader nel settore del service tra gli operatori indipendenti. La costituzione di «Ansaldo Nucleare» ha un valore di portata storica per il futuro industriale ed economico di Genova - ha dichiarato il sottosegretario agli Affari Regionali Alberto Gagliardi - e restituisce a Genova il primato di capitale dell´industria nucleare italiana, fatto di lavoro, ricerca, tecnologia e innovazione».&lt;/div&gt;
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                <guid isPermaLink="true">http://prorinnovabili.blogspirit.com/archive/2005/10/30/rifiuti-radioattivi-in-basilicata.html</guid>
                <title>RIFIUTI RADIOATTIVI IN BASILICATA</title>
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                <author>noreply@blogspirit.com (Lorenzo SPADONI)</author>
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                                                <pubDate>Sun, 06 Nov 2005 09:10:00 +0100</pubDate>
                <description>
                    &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Rifiuti tossici e radioattivi: uno scenario sconvolgente. Legambiente: il governo costituisca un’unità di crisi. Dopo il memoriale dell’ex boss della ‘ndrangheta pubblicato da L’Espresso. Rifiuti tossici e radioattivi Uno scenario sconvolgente. Legambiente: il governo costituisca un’unità di crisi. In Parlamento una commissione d’inchiesta.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Le dichiarazioni di Enrico Fontana e Nuccio Barillà. La lettura del memoriale che l’ex boss della ‘ndrangheta ha consegnato alla Dna pubblicato questa mattina dall’Espresso è davvero sconvolgente. Al di là delle eventuali responsabilità dei singoli e delle società chiamate in causa, che dovranno essere verificate dalla magistratura, emerge la sostanziale conferma delle denunce fatte da Legambiente a partire dal 1994 sull’esistenza di vasti traffici, nazionali e internazionali, di rifiuti pericolosi e radioattivi. Non erano visionari i magistrati, gli ambientalisti e i cittadini che in questi anni si sono occupati di queste vicende.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; “Le indicazioni puntuali circa i presunti luoghi di smaltimento illecito a terra (in particolare il comune di Pisticci, lungo il torrente Vella, dove sarebbero stati sepolti 100 bidoni contenenti rifiuti tossici e radioattivi), i siti di affondamento indicati per almeno tre navi, anche queste, secondo il memoriale dell’ex boss della ‘ndrangheta, cariche di rifiuti tossici e radioattivi, lungo le coste calabresi e lucane (in particolare a largo di Maratea, in acque internazionali a largo di Cetraro e di Genoano) – affermano Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente e Nuccio Barillà del direttivo nazionale e di Legambiente Calabria - impongono pertanto l’immediata attivazione di mezzi e strutture tecniche in grado di accertare la veridicità delle gravi affermazioni dell’ex boss. E vanno immediatamente attivate le procedure di cooperazione internazionale per estendere le ricerche e gli accertamenti anche nei singoli siti indicati in Somalia”.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Alla luce di questo memoriale e delle notizie emerse nel corso di questi anni anche grazie alle denunce di Legambiente, non è più pensabile lasciare senza risposte immediate e finalmente chiare queste vicende gravi.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Due le richieste precise di Legambiente. La prima è rivolta al governo: la costituzione di una vera e propria unità di crisi interministeriale, coordinata dal dipartimento della Protezione civile e che coinvolga i ministeri dell’Interno, degli Esteri, della Giustizia, dell’Ambiente che, di comune accordo con la Direzione nazionale antimafia, accompagni con mezzi, risorse e personale specializzato le delicate e fondamentali verifiche di quanto viene dichiarato dall’ex boss della ‘ndrangheta.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Legambiente rivolge poi un appello pressante a tutte le forze politiche perché attivino immediatamente una commissione parlamentare d’inchiesta sulle navi di veleni che, da oggi alla fine della legislatura, segua il difficoltoso percorso per l’accertamento della verità.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Vale la pena di ricordare, infine, che i fatti emersi dal memoriale pubblicato oggi dall’Espresso e le notizie di questi anni, hanno fatto emergere dei collegamenti tra queste sconvolgenti vicende sia con la morte misteriosa del capitano di corvetta della Capitaneria di porto di Reggio Calabria, Natale De Grazia, che stava indagando proprio sulle navi dei veleni sia il duplice assassinio della giornalista della Rai Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hovratin che stavano conducendo un’inchiesta sul traffico internazionale dei rifiuti in Somalia.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; SVEZIA SPEGNE LA CENTRALE NUCLEARE IN ANTICIPO&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La Svezia spegne la centrale nucleare di Barseback con due anni d’anticipo rispetto al previsto. Un'accelerazione sui tempi di spegnimento che fa esultare le popolazioni danesi residenti sulle coste davanti alla centrale di Barseback sul Mar Baltico.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La Danimarca è dichiaratamente 'nuclear free' mentre è ben più complesso il quadro svedese e, per molti aspetti, simile a quello italiano (fonte BBC news). La decisione svedese di rinunciare all'energia atomica venne presa nel 1980 nel pieno apice della protesta antinuclearista dei cittadini. Gli svedesi votarono l'uscita dal nucleare attraverso un referendum del 1980, sei anni prima del disastro di Chernobyl. Dopo venticinque anni dal voto popolare prosegue il piano di smantellamento delle centrali. Già nel 1999 era stato spento un reattore sempre nella centrale di Barseback,&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Negli ultimi tempi la Svezia sta riconsiderando l'opzione nucleare per ridurre l'inquinamento globale. Sulla base dei sondaggi l'80% degli svedesi manterrebbe le centrali nucleari per alleggerire la dipendenza dall'import di energia da gas e carbone e per il timore di vedere crescere il costo dell'energia elettrica in bolletta. Finora l'energia nucleare ha coperto quasi la metà del fabbisogno nazionale di energia. A spingere gli svedesi verso un ripensamento sul nucleare contribuisce anche la centrale nucleare finlandese in cantiere in una località poco distante dai confini a nord della Svezia. Entrerà in funzione nel 2009 ed è l’unica nuova centrale nucleare europea in costruzione in Europa da almeno quindici anni.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Malgrado i sondaggi descrivano un ipotetico ripensamento popolare il governo svedese prosegue lo smantellamento delle centrali atomiche tenendo fede all'esito del referendum popolare nel 1980. Va comunque puntualizzato che molte centrali nucleari svedesi sono ormai al termine del loro ciclo di vita, andrebbero comunque messe fuori uso.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Gli investimenti del governo svedese sono stati concentrati soprattutto nel settore dell'energia rinnovabile per compensare la perdita di energia causata dalla chiusura della centrale nucleare di Barseback. La stessa azienda di stato Vattenfal che gestiva i reattori di Barseback realizzerà entro il 2010 una nuova centrale eolica per una produzione annuale equivalente di 148 terawatts/h (circa la metà dell’energia prodotta nel complesso di Barseback), si tratta pertanto della più grande wind farm del nord europa.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Il nucleare trova spazio nelle discussioni politiche in ogni latitudine europea. I governi svedesi sono lodevoli per il forte rispetto della volontà popolare espressa 25 anni fa dagli svedesi nel referendum contro il nucleare, nonostante l'opinione pubblica mostri recentemente una nuova apertura verso l'energia atomica. Altro aspetto degno di nota è l’impegno concreto del governo svedese negli investimenti sulle energie rinnovabili come vera alternativa al nucleare.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Rispetto della volontà popolare e investimenti nelle energie rinnovabili, tutto questo non è utopia ma accade oggi in Svezia, poche migliaia di chilometri sopra le Alpi e anni luce rispetto a quanto osserviamo in Italia. L'esempio svedese dovrebbe far riflettere.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
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                <title>COMITATI CONTRO L'EOLICO SELVAGGIO IN PUGLIA</title>
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                <author>noreply@blogspirit.com (Lorenzo SPADONI)</author>
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                                <category>Eolica</category>
                                                <pubDate>Sun, 30 Oct 2005 08:35:00 +0100</pubDate>
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                    &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-top: 0.24cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm;&quot;&gt;Faeto (FG): I Comitati contro l’eolico selvaggio di Faeto e del Subappennino dauno Liberiamo il vento.&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-top: 0.24cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm;&quot;&gt;La protesta dei cittadini di Faeto (FG) e di quelli del Subappennino dauno in Provincia di Foggia contro l’eolico selvaggio. Le centrali eoliche mettono in subbuglio un’intera area.&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-top: 0.24cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm;&quot;&gt;Costituiti decine di comitati che protestano per il deterioramento paesaggistico: un territorio che rischia di avere centinaia di pale eoliche e scadenti benefici economici che ricadono sui paesi sia in termini economici che lavorativi.&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-top: 0.24cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm;&quot;&gt;La protesta e un appello, vengono da un gruppo di cittadini che hanno costituito vari Comitati contro l'eolico selvaggio che contano centinaia e centinaia di iscritti. I cittadini sottolineano che gli aerogeneratori si trovano in luoghi che rientrano o che sono limitrofi a zone boschive di primaria importanza, a zone catalogate come SIC e PUTT, a zone che sono state incluse nell'area del Parco dei Monti Dauni Meridionali, da sottolineare che il 90% del territorio è sottoposto ai vincoli dell'Autorità di Bacino della Puglia e di quella del Liri-Garigliano. I cittadini denunciano che nel Sud gli imprenditori dell'eolico hanno trovato terreno fertile tra le amministrazioni dei paesi più poveri e non a caso la maggiore concentrazione di impianti si trova nel Subappennino dauno. Gli imprenditori dell'eolico sanno benissimo che se impiantassero le loro torri a Portofino o sulle montagne di Cortina d'Ampezzo si ritroverebbero a fare i conti con una probabile rivolta delle popolazioni locali. Infatti due Regioni come il Veneto e la Valle D'Aosta hanno messo le mani avanti rifiutandosi di ospitare anche una sola pala eolica sul loro territorio. Essi denunciano che le amministrazioni locali dei Comuni interessati spesso svendono per pochi soldi i valori ambientali più significativi dei loro territori con accordi fra amministratori comunali e società proponenti senza coinvolgere minimamente la popolazione che pure possiede un diritto di scelta sul proprio territorio. Inoltre denunciano che non è stata mai indetta un'assemblea popolare, peraltro prevista in tutti gli statuti comunali riguardo a temi importanti come questo, per far capire alla gente il perché di tale decisione e, soprattutto, i benefici che ne sarebbero derivati, sia in termini economici che lavorativi per i cittadini, e per coinvolgerla democraticamente nella scelta. Essi poi pongono una serie di domande cui i vari Sindaci e la classe politica provinciale e regionale dovrebbero dare risposte concrete. Forse chiediamo troppo se desideriamo essere coinvolti in un processo democratico di scelta? Lo sapete o no che, ad esempio, la pressione fiscale nei comuni del Subappennino non è affatto diminuita per merito dei quattro soldi incassati dai bilanci comunali? Lo sapete o no che noi cittadini non ne traiamo alcun beneficio? Lo sapete che sono stati creati solo pochissimi posti di lavoro? Lo sapete o no che paghiamo solo il costo ambientale e della distruzione del territorio? Lo sapete o no che le abitazioni ed i terreni vicini a quelli in cui vengono installate le pale eoliche si deprezzano irrimediabilmente? Lo sapete o no che tra una decina d’anni i costi di gestione di questi impianti saranno molto elevati e che essi saranno abbandonati e delle pale eoliche si impossesserà la ruggine? Lo sapete o no che a quel punto la dismissione delle pale eoliche sarà a totale carico degli agricoltori che le hanno accettate sul proprio terreno? Lo sapete o no che occorrerebbero oltre 5000 pale eoliche per avere un risparmio di petrolio dell'1,1% all'anno?&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-top: 0.24cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm;&quot;&gt;E poi in realtà la fonte di energia eolica può essere definita rinnovabile ma non pulita né tantomeno compatibile in quanto essa è una forma di energia per la cui produzione è necessario &quot;sporcare&quot; pesantemente il volto di un territorio, come sta avvenendo nel nostro Subappennino dauno in cui tutti sappiamo che è alto il pregio ambientale ed il valore storico e che ha buone potenzialità turistiche, poiché le centrali eoliche sono veri e propri impianti industriali e perciò del tutto incompatibili con l'ambiente montano. In conclusione, quindi, noi cittadini del Subappennino dauno cosa stiamo a fare, siamo forse sempre i soliti terroni che devono farsi colonizzare in silenzio? Purtroppo per questi signori quel tempo è finito! Vogliamo finalmente risposte concrete. Qualche consigliere regionale come il Dott. Francesco Damone ha iniziato a fornirci qualche risposta e ci auguriamo che le risposte siano sempre più numerose a tutti i livelli politici ma ci chiediamo dove sono i Sindaci dei nostri Comuni? Vogliamo capire finalmente dai Sindaci quali sono i reali benefici che hanno riservato a noi cittadini del Subappennino dauno e se essi potranno davvero aumentare la qualità della vita dei nostri piccoli paesi. Analizziamo insieme e profondamente i problemi che poniamo e cerchiamo di trovare ad essi soluzioni adeguate sia a livello politico che sociale.&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-top: 0.24cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-top: 0.24cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm;&quot;&gt;Il Comitato contro l’eolico selvaggio Liberiamo il vento Faeto (FG)&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-top: 0.24cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm;&quot;&gt;Il Comitato contro l’eolico selvaggio di Montecalvello Troia (FG)&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-top: 0.24cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm;&quot;&gt;Il Comitato contro l’eolico selvaggio di Alberona (FG)&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-top: 0.24cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm;&quot;&gt;Il Comitato contro l’eolico selvaggio di Bovino (FG)&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-top: 0.24cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm;&quot;&gt;Il Comitato contro l’eolico selvaggio di Sant’Agata di Puglia (FG)&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot; style=&quot;margin-top: 0.24cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm;&quot;&gt;Il Comitato contro l’eolico selvaggio di Bisaccia (AV)&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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                <title>Petrolio nel Caucaso tra pace e guerra</title>
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                <author>noreply@blogspirit.com (Lorenzo SPADONI)</author>
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                                                <pubDate>Sun, 23 Oct 2005 09:30:00 +0200</pubDate>
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                    &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;em&gt;Nicola Melloni&lt;/em&gt; &lt;a href=&quot;http://ww2.carta.org/articoli/articles/art_3414.html&quot;&gt;&lt;em&gt;http://ww2.carta.org/articoli/articles/art_3414.html&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; &lt;em&gt;- 31 maggio 2005&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Pochi giorni fa e' stata inaugurata la molto attesa e molto temuta pipeline Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc). Lunga 1770 kilometri. Costato 3,6 miliardi di dollari e capace di trasportare 1 milione di barili al giorno dal Mar Caspio al Mediterraneo, l'oleodotto attraversa tre paesi (Azerbaijan, Georgia e Turchia) in una della aree piu' instabili e pericolose del mondo: il Caucaso.&lt;br /&gt; Il progetto, fortemente voluto dagli Stati Uniti e' stato realizzato con fondi internazionali (dalla Ebrd, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, all'Ifc, una consociata della Banca mondiale) e vede riunite in un consorzio molte tra le piu' grandi imprese petrolifere mondiali (tra cui l'Eni), guidate dalla British Petroleum (Bp).&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La realizzazione dell'oleodotto va inquadrata e valutata in termini geopolitici, assai piu' che economici. Le riserve petrolifere del Mar Caspio sono seconde solo a quelle del Golfo Persico (ma c'e' chi dice che potenzialmente potrebbero essere superiori), ma fino a questo momento era impossibile trasportare il greggio verso occidente senza passare per la Russia (o per l'Iran). Il potere di interdizione di Mosca era quindi grandissimo. Questo poteva andare bene fino a che' ci fosse stato un &quot;nostro uomo&quot; al Cremlino (Eltsin, in questo caso), ma con le rinate pretese imperiali della Russia di Putin, bisognava trovare un'altra soluzione. Le guerre cecene sono state funzionali come non mai agli interessi americani: Mosca non e' in grado di controllare il proprio territorio nel Caucaso e quindi le pipelines russe non sono sicure.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Peccato che la situazione nelle altre repubbliche caucasiche non fosse propriamente migliore. La regione e' dilaniata da guerre intestine, alleanze strategiche, banditismo e dittature. Tre piccoli stati (Azerbaijan, Armenia, Georgia), tre repubbliche che non esistono su alcuna cartina geografica ufficialmente riconosciuta (Nagorno-Karabakh, Abkhazia e Ossezia del Sud), due vicini grandi e scomodi (Russia e Turchia): il panorama non e' di facile comprensione. Azerbaijan e Armenia sono in stato di guerra (calda o fredda, a seconda dei momenti) da oltre 15 anni, per via del Nagorno Karabakh, provincia azera a maggioranza armena; il confine tra Armenia e Turchia e' chiuso, data anche la storica ostilita' turca a riconoscere i diritti delle minoranze, tra cui quella armena, il cui genocidio, all'inizio dello scorso secolo, anticipava la feroce repressione contro i curdi. La Russia sostiene e foraggia le due repubbliche ribelli della Georgia (Abkhazia e Ossezia del Sud), in cui mantiene basi militari per non perdere tutto il proprio peso nella regione. In Azerbaijan da poco il potere e' passato dalle mani di Aliev padre a quelle di Aliev figlio, ma visto che il paese e' il piu' ricco produttore di petrolio della regione, gli Stati Uniti lo sostengono, fedeli all'idea che se &quot;Parigi val bene una messa&quot;, il petrolio val bene una dittatura. Anche i Turchi sono schierati di conseguenza, mentre la Russia appoggia, anche se con meno enfasi, l'Armenia.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; L'oleodotto, ovviamente, gira attorno all'Armenia, al Nagorno Karabakh e alle province ribelli della Georgia. Proprio in quest'ultimo paese, che pur orientato verso Occidente adottava con Shevarnadze la politica dei due forni, l'anno scorso si e' svolta la cosiddetta rivoluzione delle rose, che ha portato stabilmente Tblisi in zona americana, e dove ora la polizia e' addestrata dall'esercito americano su come difendere le pipeline. Esercito americano che, presente sul territorio, potrebbe pure difendere le installazioni da se', qualora se ne presentasse la necessita'. La visita di Bush di poche settimane fa mirava esattamente a questo. Ora l'amministrazione americana ha spostato le sue attenzioni sull'Azerbaijan per ottenere prerogative similari anche in quel paese.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Tutto questo non puo' che acuire la tensione nel Caucaso. Inoltre, a sorpresa, poche settimane fa anche il Kazakhistan ha deciso di unirsi al gioco di potenze nella regione, dichiarando di voler immettere il suo petrolio (e' il secondo produttore dell'area post-sovietica dopo la Russia) nel BTC, ancora una volta a scapito delle pipeline russe che venivano utilizzate fino ad ora.&lt;br /&gt; Insomma, a Mosca si vive la sindrome dell'accerchiamento. Con i fondi del petrolio si rafforzera' la dittatura di Aliev in Azerbaijan, che forte dell'appoggio incondizionato dell'Occidente potrebbe anche scegliere di cercare di chiudere i conti con l'Armenia. Saakashvili ed il governo georgiano sembrano decisi a fare lo stesso con le due repubbliche ribelli, alimentando la tensione nell'area. Alle spalle di tutti la Turchia cerca di rafforzare il suo progetto di egemonia sul Caucaso, sfruttando le incertezze di Mosca ed il supporto americano.&lt;br /&gt; L'Europa ha scelto, sottovoce, di prendere posizione a fianco degli Stati Uniti. British Petroluem (e di conseguenza il governo inglese) e', come si e' ricordato, la capofila dell'impegno europeo sulla rotta del petrolio, spalleggiata sia da Eni che da Elf (Francia). La scelta, una volta di piu', e' miope di corto-raggio: da un lato si frena il processdo di adesione della Turchia alla Ue, mentre dall'altro la si incoraggia nel suo progetto egemonico nel Caucaso e di repressione e sfruttamento del popolo curdo (la pipeline passa per un largo tratto sul Kurdistan turco, senza che quella popolazione ne goda dei discutibili frutti). Da un lato si dichiara la democrazia come un principio irrinunciabile, dall'altro si finanzia un regime corrotto e dittatoriale come quello azero. Da un lato, soprattutto, si vorrebbe provare a rendersi piu' indipendenti dagli Stati Uniti, dall'altro si isola la Russia e ci si prepara a diventare dipendenti dalla politica e dalla presenza americana anche per il petrolio che viene dall'Est.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Per l'oro nero si e' sempre trafficato, spesso ucciso, si e' comunque sempre cercato di sfruttare i paesi produttori, finanziando dittature ricche dei loro proventi ma che lasciassero sempre e comunque la fetta piu' sostanziosa alla rapacita' occidentale, mentre le popolazioni locali sopravvivono nella miseria. Il Btc non fa eccezione.&lt;/p&gt;
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                <title>Hurricanes, Climate, and Katrina</title>
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                <author>noreply@blogspirit.com (Lorenzo SPADONI)</author>
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                                                <pubDate>Sun, 09 Oct 2005 08:25:00 +0200</pubDate>
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                    &lt;h2&gt;Research, Reviews, and Articles from &lt;i&gt;Science&lt;/i&gt; Online&lt;/h2&gt; &lt;div style=&quot;font-family: arial,helvetica; font-size: 10pt;&quot;&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;font size=&quot;+2&quot;&gt;S&lt;/font&gt;cience&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; and its publisher, AAAS, share with our fellow citizens the deep sense of loss occasioned by the devastation wrought by Hurricane Katrina and also extend our sympathy to those affected by Hurricane Rita. As an aid to policy makers, scientists, and the public in understanding the large-scale forces and smaller-scale scientific, social, political background to the disaster, we are making available, &lt;span style=&quot;color: rgb(255, 0, 0);&quot;&gt;free to all visitors&lt;/span&gt; via this page, this selection of past &lt;i&gt;Science&lt;/i&gt; articles related to hurricanes, coastal disasters, and disaster policy.&lt;/p&gt; &lt;/div&gt; &lt;div style=&quot;font-family: arial,helvetica; font-size: 10pt;&quot;&gt; &lt;ul&gt; &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.sciencemag.org/sciext/katrina/#katrina&quot;&gt;The Gulf Coast Hurricanes and Their Aftermath&lt;/a&gt; &lt;span style=&quot;color: rgb(255, 0, 0);&quot;&gt;(new content)&lt;/span&gt;&lt;/li&gt; &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.sciencemag.org/sciext/katrina/#climate&quot;&gt;Climate Change, Hurricanes, and Extreme Weather&lt;/a&gt;&lt;/li&gt; &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.sciencemag.org/sciext/katrina/#coastal&quot;&gt;Coastal Disaster Planning&lt;/a&gt;&lt;/li&gt; &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.sciencemag.org/sciext/katrina/#wetlands&quot;&gt;Louisiana's Wetlands and Other Floodplain Issues&lt;/a&gt;&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt; &lt;/div&gt;
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                <title>Rubbia sceglie il sole spagnolo</title>
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                <author>noreply@blogspirit.com (Lorenzo SPADONI)</author>
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                                                <pubDate>Sun, 25 Sep 2005 21:23:54 +0200</pubDate>
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                    &lt;p&gt;&lt;font size=&quot;2&quot;&gt;«Me ne vado in Spagna a fare quello che in Italia non mi hanno consentito di realizzare. Un nuovo impianto per sfruttare la fonte energetica del futuro: il solare termodinamico. Il nuovo solare. La stessa tecnologia che avrei voluto mettere in piedi in Sicilia, a Priolo, nei pressi di Siracusa. Visto che in Italia non si farà, sono stato prescelto per svilupparla in Spagna».&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size=&quot;2&quot;&gt;&lt;strong&gt;Un´occasione perduta. Perché è naufragata?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; «Abbiamo chiesto un anno e mezzo fa di avere una risposta semplice. Ci voleva qualcuno nel ministero delle Attività produttive e dell´Ambiente che dicesse &quot;il solare termodinamico che voi avete progettato è verde, pulito, come l´energia eolica o il solare fotovoltaico&quot;. Ma essendo una cosa nuova nessuno ha voluto esprimersi. Abbiamo atteso un anno e mezzo. Nel frattempo gli spagnoli hanno fatto una legge che dichiara che il solare termodinamico è verde. Risultato: io adesso me ne sono andato dall´Enea e ho preso la responsabilità del progetto per sviluppare la stessa tecnologia in Spagna».&lt;br /&gt; Con la creazione di nuovi posti di lavoro qualificati in quel paese invece che in Italia.&lt;br /&gt; «Certo. Dal punto di vista scientifico che l´impianto, di rilevanza mondiale, venga realizzato in un paese piuttosto che in un altro non cambia nulla. Ma che posti di lavoro si creino in Spagna invece che in Italia è una realtà».&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size=&quot;2&quot;&gt;«A lungo termine esistono solo due sorgenti di energia che ci permetteranno di abbassare la temperatura del pianeta: il solare nuovo e il nuovo nucleare. Un nucleare capace di eliminare il problema dei rifiuti e di spezzare il rapporto tra energia nucleare e usi militari. Penso alla fissione fatta non sull´uranio, ma sul torio».&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ecodallecitta.it/notizia.php?id=3929&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot;&gt;&amp;gt;&amp;gt;&amp;gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
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