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domenica, 06 novembre 2005

RIFIUTI RADIOATTIVI IN BASILICATA

Rifiuti tossici e radioattivi: uno scenario sconvolgente. Legambiente: il governo costituisca un’unità di crisi. Dopo il memoriale dell’ex boss della ‘ndrangheta pubblicato da L’Espresso. Rifiuti tossici e radioattivi Uno scenario sconvolgente. Legambiente: il governo costituisca un’unità di crisi. In Parlamento una commissione d’inchiesta.

Le dichiarazioni di Enrico Fontana e Nuccio Barillà. La lettura del memoriale che l’ex boss della ‘ndrangheta ha consegnato alla Dna pubblicato questa mattina dall’Espresso è davvero sconvolgente. Al di là delle eventuali responsabilità dei singoli e delle società chiamate in causa, che dovranno essere verificate dalla magistratura, emerge la sostanziale conferma delle denunce fatte da Legambiente a partire dal 1994 sull’esistenza di vasti traffici, nazionali e internazionali, di rifiuti pericolosi e radioattivi. Non erano visionari i magistrati, gli ambientalisti e i cittadini che in questi anni si sono occupati di queste vicende.

“Le indicazioni puntuali circa i presunti luoghi di smaltimento illecito a terra (in particolare il comune di Pisticci, lungo il torrente Vella, dove sarebbero stati sepolti 100 bidoni contenenti rifiuti tossici e radioattivi), i siti di affondamento indicati per almeno tre navi, anche queste, secondo il memoriale dell’ex boss della ‘ndrangheta, cariche di rifiuti tossici e radioattivi, lungo le coste calabresi e lucane (in particolare a largo di Maratea, in acque internazionali a largo di Cetraro e di Genoano) – affermano Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente e Nuccio Barillà del direttivo nazionale e di Legambiente Calabria - impongono pertanto l’immediata attivazione di mezzi e strutture tecniche in grado di accertare la veridicità delle gravi affermazioni dell’ex boss. E vanno immediatamente attivate le procedure di cooperazione internazionale per estendere le ricerche e gli accertamenti anche nei singoli siti indicati in Somalia”.

Alla luce di questo memoriale e delle notizie emerse nel corso di questi anni anche grazie alle denunce di Legambiente, non è più pensabile lasciare senza risposte immediate e finalmente chiare queste vicende gravi.

Due le richieste precise di Legambiente. La prima è rivolta al governo: la costituzione di una vera e propria unità di crisi interministeriale, coordinata dal dipartimento della Protezione civile e che coinvolga i ministeri dell’Interno, degli Esteri, della Giustizia, dell’Ambiente che, di comune accordo con la Direzione nazionale antimafia, accompagni con mezzi, risorse e personale specializzato le delicate e fondamentali verifiche di quanto viene dichiarato dall’ex boss della ‘ndrangheta.

Legambiente rivolge poi un appello pressante a tutte le forze politiche perché attivino immediatamente una commissione parlamentare d’inchiesta sulle navi di veleni che, da oggi alla fine della legislatura, segua il difficoltoso percorso per l’accertamento della verità.

Vale la pena di ricordare, infine, che i fatti emersi dal memoriale pubblicato oggi dall’Espresso e le notizie di questi anni, hanno fatto emergere dei collegamenti tra queste sconvolgenti vicende sia con la morte misteriosa del capitano di corvetta della Capitaneria di porto di Reggio Calabria, Natale De Grazia, che stava indagando proprio sulle navi dei veleni sia il duplice assassinio della giornalista della Rai Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hovratin che stavano conducendo un’inchiesta sul traffico internazionale dei rifiuti in Somalia.


SVEZIA SPEGNE LA CENTRALE NUCLEARE IN ANTICIPO

La Svezia spegne la centrale nucleare di Barseback con due anni d’anticipo rispetto al previsto. Un'accelerazione sui tempi di spegnimento che fa esultare le popolazioni danesi residenti sulle coste davanti alla centrale di Barseback sul Mar Baltico.

La Danimarca è dichiaratamente 'nuclear free' mentre è ben più complesso il quadro svedese e, per molti aspetti, simile a quello italiano (fonte BBC news). La decisione svedese di rinunciare all'energia atomica venne presa nel 1980 nel pieno apice della protesta antinuclearista dei cittadini. Gli svedesi votarono l'uscita dal nucleare attraverso un referendum del 1980, sei anni prima del disastro di Chernobyl. Dopo venticinque anni dal voto popolare prosegue il piano di smantellamento delle centrali. Già nel 1999 era stato spento un reattore sempre nella centrale di Barseback,

Negli ultimi tempi la Svezia sta riconsiderando l'opzione nucleare per ridurre l'inquinamento globale. Sulla base dei sondaggi l'80% degli svedesi manterrebbe le centrali nucleari per alleggerire la dipendenza dall'import di energia da gas e carbone e per il timore di vedere crescere il costo dell'energia elettrica in bolletta. Finora l'energia nucleare ha coperto quasi la metà del fabbisogno nazionale di energia. A spingere gli svedesi verso un ripensamento sul nucleare contribuisce anche la centrale nucleare finlandese in cantiere in una località poco distante dai confini a nord della Svezia. Entrerà in funzione nel 2009 ed è l’unica nuova centrale nucleare europea in costruzione in Europa da almeno quindici anni.

Malgrado i sondaggi descrivano un ipotetico ripensamento popolare il governo svedese prosegue lo smantellamento delle centrali atomiche tenendo fede all'esito del referendum popolare nel 1980. Va comunque puntualizzato che molte centrali nucleari svedesi sono ormai al termine del loro ciclo di vita, andrebbero comunque messe fuori uso.

Gli investimenti del governo svedese sono stati concentrati soprattutto nel settore dell'energia rinnovabile per compensare la perdita di energia causata dalla chiusura della centrale nucleare di Barseback. La stessa azienda di stato Vattenfal che gestiva i reattori di Barseback realizzerà entro il 2010 una nuova centrale eolica per una produzione annuale equivalente di 148 terawatts/h (circa la metà dell’energia prodotta nel complesso di Barseback), si tratta pertanto della più grande wind farm del nord europa.

Il nucleare trova spazio nelle discussioni politiche in ogni latitudine europea. I governi svedesi sono lodevoli per il forte rispetto della volontà popolare espressa 25 anni fa dagli svedesi nel referendum contro il nucleare, nonostante l'opinione pubblica mostri recentemente una nuova apertura verso l'energia atomica. Altro aspetto degno di nota è l’impegno concreto del governo svedese negli investimenti sulle energie rinnovabili come vera alternativa al nucleare.

Rispetto della volontà popolare e investimenti nelle energie rinnovabili, tutto questo non è utopia ma accade oggi in Svezia, poche migliaia di chilometri sopra le Alpi e anni luce rispetto a quanto osserviamo in Italia. L'esempio svedese dovrebbe far riflettere.

09:10 Scritto in Approfondimento Domenicale | Link permanente | Commenti (0) | Manda | Tag: Italy

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